La nostra storia, i nostri successi

La storia della pesistica italiana nasce nel 1902 quando viene fondata la Federazione di Atletica Italiana (FAI) con lo scopo di coordinare le attività di Sollevamento Pesi e di Lotta. Nel 1933 la denominazione muta in F.I.A.P. (Federazione Italiana Atletica Pesante) che nel 1974 diventerà F.l.L.P.J. (Federazione Italiana Lotta Pesi Judo) e poi F.l.L.P.J.K con l’aggiunta del karate. Nel 2000 la F.I.L.P.J.K. si scinde in due distinte federazioni: la “Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali” (F.I.J.L.K.A.M.) e la “Federazione Italiana Pesistica e Cultura Fisica” (F.I.P.C.F.). La denominazione FIPE (Federazione Italiana Pesistica) arriva nel 2011 sotto la presidenza di Antonio Urso.

Le storie e i successi ottenuti nel corso di questi 120 anni di storia sono riassunti nel medagliere che è possibile trovare nel medagliere

La prima presenza della Pesistica Italiana ai Giochi Olimpici risale al 1920, ad Anversa, quando Filippo Bottino benedì l’esordio con l’oro nei pesi massimi e Pietro Bianchi con l’argento nei 75. Ad Anversa per compilare la classifica si sommavano tre esercizi: strappo e slancio con un braccio e slancio con due braccia. Bottino, che arriva ai Giochi del Belgio da lavoratore presso la manifattura dei tabacchi, alza complessivamente 265 kg (70+75+120), precedendo il 37enne lussemburghese Joseph Alzin di 5 kg e il francese Louis Bernot di 10 kg.

Ricchissime poi le Olimpiadi del 1924 di Parigi, da cui l’Italia dei Pesi torna a casa con tre medaglie d’oro: Piero Gabetti nei pesi piuma, Carlo Galimberti nei pesi medi e Giuseppe Tonani nei massimi. Quattro anni dopo ad Amsterdam ritroviamo nuovamente Piero Gabetti e Carlo Galimberti, quest’ultimo addirittura portabandiera azzurro, che vanno di nuovo a medaglia, questa volta entrambi sul secondo gradino del podio. Non è ancora finita la storia del vigile del fuoco di Milano con i Giochi Olimpici: Galimberti infatti parteciperà ad altre due edizioni dei Giochi, a Los Angeles nel 1932 e a Berlino nel 1936, conquistando anche una terza medaglia olimpica, la seconda d’argento. A fargli compagnia nell’edizione californiana anche Gastone Pierini, bronzo nei pesi leggeri.

Passeranno altri 20 anni prima di rivedere un italiano sul podio olimpico della pesistica: arriviamo infatti al 1956 quando Ermanno Pignatti e Alberto Pigaiani conquistano due medaglie di bronzo rispettivamente nei pesi medi e nei pesi massimi. Pignatti solleva 382,5 kg nei tre esercizi, come il polacco Jan Bochenek, ma lo supera perché pesa un etto meno del rivale. Pigaiani invece, operaio nell’Azienda Tranviaria Milanese, arriva in Australia nel suo momento di forma migliore che lo porta a vincere anche un bronzo ai mondiali, 2 medaglie d’argento e una di bronzo agli europei, una medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo.

In quegli anni c’era un pesista azzurro che faceva faville ai Campionati Europei e Mondiali e che finalmente nel 1960 riuscì a salire anche sul podio a cinque cerchi: si tratta di Sebastiano Mannironi, bronzo nei pesi piuma alle storiche olimpiadi romane. Il sardo si scopre pesista casualmente, dopo aver praticato atletica leggera e pugilato. Ha 19 anni quando entra nella palestra dei Vigili del Fuoco a Nuoro: visto a terra un bilanciere carico, lo alza con estrema facilità. Un gesto che non sfugge all’allenatore Frediano Papi, che fiuta il campione e non se lo lascia scappare, iniziando una lunga e gloriosa carriera. La sua medaglia, l’unica conquistata dalla FIAP (Federazione Italiana Atletica pesante) in quei Giochi, è anche una rivincita sulla sfortuna, visto che all’Olimpiade di Melbourne aveva perso una medaglia sicura a causa di un infortunio durante l’esercizio di strappo e che gli era anche costato il lavoro, visto che pur di esserci aveva persino lasciato il suo posto alla Banca Nazionale del Lavoro, che non gli concedeva i giorni di permesso necessari alla preparazione. All’Olimpiade del 1964 si presenta in condizioni ottimali e solleva 370 kg, un risultato che un anno prima sarebbe stato record del mondo, ma che a Tokyo gli frutta solo un quinto posto e la soddisfazione di aver migliorato due primati italiani (distensione e totale).

L’Italia dovette aspettare ben 12 anni prima di rivivere l’emozione di una medaglia olimpica: arriviamo al 1972 quando a Monaco, Anselmo Silvino conquistò l’argento nei pesi medi aprendo la strada alla successiva medaglia a cinque cerchi che arrivò dopo altri 12 anni. A Los Angeles 1984, nell’olimpiade contrassegnata dall’assenza degli atleti del patto di Varsavia, Norberto Oberburger conquistò l’oro nella categoria 110 kg, un oro che mancava all’Italia da ben 60 anni. Quella del meranese, diventato padre solo 3 giorni prima di salire in pedana, è stata l’ultima medaglia azzurra ai Giochi Olimpici per ben 37 anni.